Agroalimentare, come renderlo più competitivo


agroalimentare-competitivoSburocratizzazione. Semplificazione. Sostegno alla internazionalizzazione. Maggiore tutela del Made in Italy. Sono queste le proposte principali di CNA Agroalimentare presentate dal presidente Mirco Della Vecchia al premier Giuseppe Conte e ai ministri Teresa Bellanova e Vincenzo Amendola nel corso degli Stati Generali.

Sul fronte della sburocratizzazione Della Vecchia ha sottolineato come lo slogan-proposta lanciato dall’Unione europea nel 2014 (ridurre da 70 a 5) sia rimasto sostanzialmente lettera morta e siamo ancora fermi a 70. Ora è vero che in Parlamento sono in discussione alcune misure che si muovono nella direzione giusta nell’ambito del Dl Rilancio (a esempio l’esenzione dalla Tosap) ma questi interventi vanno garantiti anche alle imprese artigiane che consentono il consumo immediato e sul posto dei propri prodotti.

E’ indispensabile, inoltre, permettere alle imprese artigiane di vendere anche beni altrui, oltre che i propri come adesso, strutturando, sulla falsariga di quanto previsto per le imprese agricole, una definizione del criterio di prevalenza dell’attività artigiana.

Un problema non di poco conto che artigiani e piccole imprese si trovano ad affrontare è quello dei controlli. Beninteso, i controlli sono indispensabili sia per rispetto verso i consumatori sia per mantenere la posizione sui mercati mondiali, e quindi le imprese sono le prime a difenderli, ma doversi confrontare con oltre 15 soggetti preposti al controllo sta diventando asfissiante. Come nei principali Paesi europei va creata un’Autorità nazionale di coordinamento alla quale confluiscano tutte le informazioni che fanno capo ai singoli ministeri.

La crisi del liberoscambismo già in atto allo scoppio della pandemia e ulteriormente aggravata in seguito impone una presenza sui mercati mondiali ancora più aggressiva che in passato. Gli scambi internazionali rischiano un pericoloso arretramento per le produzioni italiane e di conseguenza è necessario l’impegno dell’Ice al fianco di artigiani e piccole imprese nella sfida dell’internazionalizzazione a cominciare da una riduzione dei costi di promozione che l’Istituto per il commercio con l’estero può aiutare a ottenere grazie alla propria riconosciuta esperienza.

Proprio il protezionismo potrebbe favorire la produzione in casa altrui di prodotti fintamente italiani, accrescendo il ruolo del criminale fenomeno dell’Italian Sounding, anche per sostituire in qualche modo i prodotti originali meno reperibili sugli scaffali esteri.

Evitare la standardizzazione dei prodotti favorita del ruolo crescente della Grande distribuzione organizzata, ridurre i tempi di pagamento troppo lunghi (e spesso insostenibili) della stessa Gdo, realizzare un progetto per facilitare la registrazione all’estero dei marchi di piccole imprese, sostenere con forza al Parlamento europeo la proposta italiana di “sistema a batteria” sul fronte nutrizionale, rafforzare la tracciabilità, vigilare su eventuali barriere sanitarie e fitosanitarie ingiustificate, controllare il mercato per evitare ogni forma di speculazione, assicurare le pari opportunità tra tutti gli attori della filiera sono le proposte che completano il carnet di CNA Agroalimentare.

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