Un decalogo europeo per le Pmi. Lo propone la CNA alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, l’unica istituzione comunitaria eletta direttamente dai cittadini, la prima di una serie di importanti scadenze sulla strada dell’Unione: la presidenza italiana del Semestre luglio/dicembre, la nomina della nuova Commissione a novembre, la scelta del prossimo Comitato economico e sociale nel primo semestre dell’anno prossimo.

Il “pacchetto”, in undici punti, sollecita misure efficaci per rafforzare la presenza delle Pmi in Europa, una spinta che – sottolinea la CNA – dovrebbe partire proprio dall’Italia, la cui ossatura economica è costituita nella stragrande maggioranza da Pmi. “Abbiamo bisogno di una politica economica europea orientata alla crescita – auspica la CNA – indispensabile per garantire la sostenibilità dei sistemi di welfare nazionali e per ridurre i divari esistenti tra i Paesi dell’Unione, contrastando l’acuirsi di pericolosi sentimenti nazionalistici”.

Ecco le proposte della CNA:

1) avviare un piano straordinario europeo per gli investimenti, attraverso l’istituzione di un fondo dedicato al completamento della rete di infrastrutture di comune interesse (gas, banda larga, logistica e porti);

2) porre in essere politiche di accompagnamento all’economia reale per favorire la competitività delle imprese europee e la ripresa dell’occupazione;

3) escludere gli investimenti pubblici e il cofinanziamento dei fondi strutturali dal deficit di bilancio ai fini del patto di stabilità;

4) aggiornare lo Small Business Act e renderlo vincolante per gli Stati membri, mettere le piccole imprese al centro dell’azione di politica economica e adottare misure correttive per raggiungere gli obiettivi ivi definiti;

5) assicurare un più facile accesso per le Pmi ai finanziamenti bancari, attraverso l’adozione di meccanismi di vigilanza sul sistema bancario che favoriscano gli impieghi a favore delle piccole e medie imprese;

6) rafforzare le politiche per il settore energetico delle infrastrutture e per l’efficienza energetica delle Pmi, integrandole in un piano europeo per lo sviluppo sostenibile che promuova la “green economy”;

7) garantire il miglior accesso al mercato interno per le Pmi e i lavoratori autonomi, prevenire e contrastare forme di posizione dominante e di oligopolio pubblico e privato;

8) assicurare una migliore qualità della regolamentazione e la semplificazione burocratica, introducendo nuovi e più incisivi meccanismi di valutazione di impatto della nuova legislazione e di verifica degli effetti della legislazione vigente, prevista dal programma Refit;

9) potenziare il ruolo dell’intergruppo Pmi presso il Parlamento Europeo, che assicuri una consultazione permanente con i rappresentanti delle organizzazioni rappresentative delle Pmi;

10) rafforzare la partecipazione delle Pmi ai processi di normazione e al sistema di standardizzazione di prodotti e servizi;

11) confermare il sostegno alla nuova regolamentazione in materia di marchio di origine (“Made in”).

Ecco la grafica delle proposte.

 

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